Il carnevale di ‘Ndiruccio

Antero De Tollis

nato a Città Sant’Angelo il 02.01.1886
morto a Città Sant’Angelo il 19.07.1944

Il carnevale di Città Sant’Angelo trae origine dalla popolare figura di Antero De Tollis, detto ‘Ndiruccio, un personaggio di estrazione popolare, calzolaio di professione, arte nobilissima che esercitava nel quartiere “Casale” del centro storico angelese.

‘Ndiruccio, a Carnevale, non perdeva occasione per canzonare i potenti del paese, mettendo in evidenza i loro difetti, debolezze, vizi e dissolutezze, in una sorta di “pasquinate” che fustigavano in maniera implacabile i costumi lassi di un ceto sociale poco incline alla tolleranza.

E dalla sua aveva un’arma potentissima: la poesia. Stornelli in ottave perfette, secondo l’antica tradizione lirica con otto endecasillabi, di cui i primi sei a rima alternata e i due ultimi a rima baciata, che godevano di un suggestivo accompagnamento musicale. Un estemporaneo gruppo di musicisti, per lo più improvvisati e scarsamente vocati, “armati” di “ddu-botte”, conosciuto anche come l’organetto diatonico abruzzese, e poi piatti, tamburelli, putipù, detto anche cupa cupa, e “striculatore”, un’adattata asse da bucato su cui si sfregava un duro bastone di legno, se ne andava in giro per vicoli, rue, larghi e piazze del centro storico col solo intento di denunciare il malcostume paesano.

‘Ndiruccio vestiva una giacca rivoltata da cui si scorgeva chiaramente la fodera interna, in testa sfoggiava una inusuale bombetta, pantaloni alla “saltafosso” che mettevano in mostra le bianche e ossute caviglie appena coperte da vecchie calze di lana. Ai piedi scarponi di diverse misure più grandi.

Insomma, una tradizione che Città Sant’Angelo ha sempre esibito con orgoglio patrio e che, dal 2012, è diventata sempre più bella ed originale.

In questa sezione del museo troverete le maschere più rappresentative dell’ultimo decennio.

The carnival of Città Sant’Angelo originates from the popular figure of Antero De Tollis, known as ‘Ndiruccio, a character of popular extraction, a shoemaker by profession, a very noble art that he practiced in the “Casale” district of the historic center of Angelo.

‘Ndiruccio, at Carnival, never missed an opportunity to make fun of the powerful of the country, highlighting their defects, weaknesses, vices and debaucheries, in a sort of “pasquinate” which relentlessly flogged the lax custòms of a social class not inclined to tolerance.

And he had a very powerful weapon on his side: poetry. Stornelli in perfect octaves, according to the ancient lyrical tradition with eight hendecasyllables, of which the first six in alternating rhyme and the last two in rhyming couplets, which enjoyed a suggestive musical accompaniment. An extemporaneous group of musicians, mostly improvised and poorly skilled, “armed” with “ddu-botte”, also known as the Abruzzo diatonic accordion, and then cymbals, tambourines, putipù, also called cupa cupa, and “striculatore”, an adapted washing board on which a hard wooden stick was rubbed, went around the alleys, rue, largos and squares of the historic center with the sole intention of denouncing the village malpractice.

‘Ndiruccio wore a turned-up jacket from which the inner lining was clearly visible, on his head one sported an unusual bowler hat, “skipper” trousers that showed off the white and bony ankles just covered by old woolen socks. On the feet

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